La lavorazione nella tradizione africana
Ottenere il burro di karité richiede
una lavorazione lunga e faticosa.
In fase di raffreddamento il burro di karité
affiora naturalmente e si raccoglie
una pasta oleosa quasi pulita.
Questo metodo di estrazione,
a differenza dell’estrazione tramite solvente,
dona al prodotto una qualità eccezionale
poiché il burro conserva tutte le sue
caratteristiche quali vitamine A,B, E e, F,
un altissimo contenuto di insaponificabili
(12%-18%) e grassi insaturi.
Galleria fotografica delle fasi di
lavorazione:
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Come lo usa la
tradizione africana
Lo chiamano l’albero della giovinezza
ed era considerato un albero sacro.
Gli africani usano ogni parte della pianta
in diversi modi: cosmetico, alimentare,
curativo e nella vita quotidiana.
Cosmetico perché le
donne lo utilizzano
da sempre per proteggere la pelle contro
l’azione del sole, del vento, della salsedine e
massaggiano il loro corpo e quello dei
loro figli col burro di karité
per rendere la pelle elastica e brillante.
Alimentare perché il
frutto è commestibile
e viene impiegato per antiche ricette e
il grasso contenuto nella noce viene
impiegato nella preparazione di piatti tipici
con la stessa funzione del nostro burro.
Curativo perché i
terapeuti tradizionali usano
la pianta di karité per combattere diverse
malattie quali la congiuntivite, preparando un
decotto con la corteccia dell’albero, o la tosse,
usando le noci pestate unite all’acqua.
I dolori articolariquali reumatismi, slogature,
indolenzimenti, vengono leniti con
massaggi fatti col burro di karité.
Viene anche usato come cicatrizzante o
ammorbidente in caso di ferite, ustioni o cicatrici.
Nella vita quotidiana
viene utilizzato
per fare candele, per ricavarne sapone.
I residui della lavorazione si utilizzano
come mangime per il bestiame e il lattice
delle foglie serve come colla e
col legno si fanno oggetti artigianali.